Ebreo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| « Non sono ebreo - non ho questo onore. » | |
La parola ebreo (al plurale ebrei, dall'ebraico עברי, ʿivrîˈ) ha, e ha assunto nel passato, diverse accezioni. Attualmente può indicare una persona di religione ebraica ma anche chi, nato da famiglia ebraica, non professa alcuna religione.
Non avendo, gli ebrei, quasi mai fatto proselitismo (se non in poche occasioni storiche), l'ebraismo è considerato anche, se non soprattutto, un carattere culturale ereditario. Per cui ebreo è anche un termine usato per definire un popolo, non solo "popolo" in senso spirituale, come può essere considerato per persone di etnie diverse ma di un'unica religione, ma anche "popolo" come gruppo parentale, etnico.
Nell'accezione comune moderna, si parla di "ebrei" in caso di
- persone di origine ebraica (non necessariamente matrilineare) che praticano la religione ebraica
- persone di origine non ebraica convertite al giudaismo
- ebrei che non praticano il giudaismo come religione, pur considerandosi ebrei in virtù della discendenza ebraica della propria famiglia (etnica) e della loro identificazione col popolo ebraico dal punto di vista etnico, storico o culturale.
Nello Stato di Israele è in vigore la Legge del Ritorno, in forza della quale chiunque sia in grado di dimostrare la propria ebraicità ha diritto alla cittadinanza israeliana. Ciò ha creato una vasta giurisprudenza, dalla quale si evince che viene considerato ebreo il figlio di madre ebrea o chi abbia compiuto una conversione all'ebraismo. Vi sono comunque integrazioni e distinguo.
Indice |
[modifica] Ebrei, Israeliti, Giudei
| Per approfondire, vedi la voce Storia degli Ebrei. |
La prima apparizione del termine "ebreo" o di una parola assonante, risale agli archivi egizi: i khabiri erano un popolo nomade del territorio a ovest del Giordano, una regione alla quale tali documenti si riferiscono come R-t-n-u (pronuncia Rechenu). Più esattamente gli ebrei erano coloro che abitavano ever a Jarden, "al di là del Giordano". La Bibbia infatti racconta che l'eroe eponimo degli ebrei fu Eber, che abitava il territorio della Mesopotamia.
Ma, come già detto, la parola "ebreo" non identifica solo un popolo, ma anche chi professa una precisa religione. Questa professione si fa risalire ad Abramo (da Av Raham, "padre delle genti"), un non precisato abitante di Ur dei Caldei, in Mesopotamia, con cui il dio JHWH fece un patto. JHWH chiese ad Abramo di spostarsi verso Harran per poi scendere fino in Terra di Canaan, la terra promessa.
È in questo patto che si definiscono i caratteri del popolo ebreo: un popolo, una terra, un dio, una promessa.
Altra figura fondamentale fu il nipote di Abramo, Giacobbe, ribattezzato da JHWH stesso Israele (dall'ebraico ישראל, Israel, ministro di Dio, o uomo che vide Dio). Giacobbe-Israele ebbe dodici figli dai quali si svilupperanno le dodici tribù di Israele: quindi, da un gruppo di pastori senza nome, si forma una nazione. Gli ebrei, professanti il culto di JHWH, diventano israeliti, figli della nazione di Israele.
Per il susseguirsi di diversi avvenimenti, come scismi religiosi e interventi militari di potenze come l'Assiria, tra le dodici tribù assume non solo il potere regale, ma anche l'egemonia religiosa quella di Giuda (dall'ebraico יהודי yehudi, pl. יהודים yehudim). È proprio di quest'epoca la redazione dei primi libri della Bibbia, nella quale i giuditi al potere affermano che gli altri israeliti si sono allontanati da JHWH, ponendo quindi le basi della fase religiosa detta giudaismo: gradualmente le parole ebrei e giudei, ebraismo e giudaismo diventano sinonimi, sebbene non lo siano precisamente. Le altre tribù vengono semplicemente considerate perse, scomparse. In altre lingue si usa la parola corrispondente ad ebraico (inglese Hebrew, francese hébreu, tedesco Hebräisch) per indicare soltanto la lingua (nonché gli ebrei dell'antichità, nell'epoca pre-esilica) e la parola corrispondente a giudaico (Jewish, juif, jüdisch) per indicare la cultura, la religione, il popolo.
[modifica] Diaspora
| Per approfondire, vedi le voci diaspora ebraica e esilio babilonese. |
Nel 607 a.C. parzialmente e nel 587 a.C. in maniera definitiva, i babilonesi invadono Giuda, distruggono il Tempio di Gerusalemme, l'intera città e deportano i notabili: è questo l'inizio della diaspora ebraica.
La Bibbia ci racconta di come tutto il popolo di Giuda venga deportato a Babilona, ma in realtà molti rimasero in patria. Le Sacre Scritture quindi considerano il popolo sempre uno, uno solo e sempre unito, mentre in realtà le comunità ebraiche sparse per il mondo sono diverse: in Egitto, dai tempi di Giuseppe, in Mesopotamia, in Grecia.
Da Babilonia molti ebrei tornano a Gerusalemme nel 530 a.C. grazie a Ciro II di Persia e ricostruiscono il Tempio e il Regno andati distrutti. Subiscono diverse dominazioni (Siria ellenistica, Roma), durante le quali in seno al giudaismo nascono diverse correnti religiose e politiche. Ne ricordiamo le principali:
- Farisei: gruppo molto conservatore delle antiche tradizioni religiose;
- Sadducei: setta che riteneva vincolante solo la Legge scritta e che era molto prudente sotto le dominazioni seleucide e romana;
- Zeloti: componente completamente ribelle alle dominazione;
- Esseni: una sorta di monachesimo la cui legge prevedeva la povertà, la preghiera e l'umiltà dell'anima.
Nel 70 tuttavia una nuova e definitiva diaspora segue alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio da parte delle truppe di Tito, e di queste correnti persistono principalmente i farisei. In questa frangia si forma la figura del rabbino, capo della sinagoga, nata già durante l'esilio babilonese.
Nuove comunità sparse per il mondo si formano, a fianco delle pre-esistenti.
Con il tempo si sono distinti diversi gruppi di ebrei, in base alla loro residenza, ma anche in base al rito (minhag), alla pratica religiosa e all'uso della lingua:
- In Germania gli ashkenaziti (da Ashkenaz, ebraico medioevale per Germania). Per molti secoli hanno parlato yiddish. Esiste un rito (minhag) ashkenazita del giudaismo con alcune particolarita dei libri di preghiere e delle cerimonie ("nosakh" ashkenazita).
- Nell'ottocento gli ashkenaziti ben assimilati alla cultura tedesca guardano ai loro fratelli più prossimi, gli ebrei residenti nell'Est Europa, come a "fratelli minori" se non proprio come a "gente inferiore". Tali gruppi erano conosciuti come Ostjude o ebrei orientali. Furono i più colpiti dall'Olocausto.[1] Si diressero principalmente nelle americhe.
- In Spagna e Portogallo i sefarditi, (da Sefarad, ebraico medioevale per Spagna). Nel 1492 vengono espulsi dalla neonata monarchia iberica e poi dalla monarchia portoghese. Gli ebrei sefarditi quindi migrano in Italia e nei Balcani, nonché in tutto il bacino del Mar Mediterraneo, in Marocco, Egitto, Palestina, Turchia, in Olanda, Inghilterra e America.
- In medio oriente e africa i mizrahi (da misrach, ebraico per oriente), soprattutto in Maghreb, Egitto, Libia, Siria, Mesopotamia, Persia, Yemen, Caucaso, Buhara ecc.
- In Etiopia gruppi ebraici conosciuti come falasha, che in realtà fanno risalire le proprie origini a Re Salomone e alla regina di Saba.
[modifica] Sionismo e Stato d'Israele
| Per approfondire, vedi le voci sionismo e storia di Israele. |
Fino al 1948, anno della costituzione dello stato di Israele, gli ebrei, ufficialmente, non torneranno alla loro Terra promessa.
Il senso del ritorno, in tutte le epoche, viene rappresentato, in letteratura, come un ritorno al monte di Sion, la collina dove sorse il nucleo più antico di Gerusalemme, e Sion è il centro attorno a cui gira la fede, il culto e tutto il mondo ebraico, poiché Sion è il monte di JHWH, la sua casa.
| « Perché da Sion è uscita la Torah, e la parola del Signore da Gerusalemme » | |
|
(Preghiera ebraica)
|
Sionismo è il nome scelto[2] da quella corrente di pensiero sorta nella seconda metà dell'800 che voleva risolvere il "caso ebraico" con il ritorno di tutti gli ebrei a Eretz Yisrael, e quindi con l'istituzione di un novello Stato d'Israele con Gerusalemme per capitale.
Con più detrattori che sostenitori alla sua nascita, dopo la Shoah ha assunto maggior valore agli occhi dei correligionari. E così ad ogni rinnovato attacco arabo.
[modifica] Lingua ebraica
| Per approfondire, vedi la voce lingua ebraica. |
Nella diaspora gli ebrei cessarono di parlare la lingua ebraica, conservandone l'uso solo per i rituali religiosi. Il popolo ebreo quindi utilizzò lingue franche di volta in volta diffuse nel loro territorio, aramaico, greco, latino.
L'ebraico però sussistette nella parlata volgare, mescolandosi alle lingue e ai dialetti dei popoli presso i quali gli ebrei risiedevano.
- Verso il 1400-1500 gli ebrei dell'Europa centrorientale svilupparono l'yiddish, una lingua con ampie acquisizioni lessicali tedesche ma scritta con l'alfabeto ebraico.
- Nell'Africa del nord tra i sefarditi si sviluppò invece il Ladino, una lingua ricca di lessemi spagnoli e arabi.
- In Italia si sviluppò, a Roma ma anche nelle comunità toscane (e in particolare a Livorno), il bagitto, molto simile ad un dialetto italiano.
Alla fine dell'800 il linguista lituano Eliezer ben Yehouda lavorò per rendere l'ebraico una lingua parlata di uso corrente. La costituzione dello stato d'Israele permise il raggiungimento di questo obiettivo.
[modifica] Accezioni particolari del termine "ebreo"
Le leggi degli stati nei quali gli ebrei si trovavano sono sempre state abbastanza restrittive nei confronti delle minoranze in generale e nei confronti della minoranza ebraica nello specifico.
In Europa, in particolare, all'ebreo era vietato svolgere numerosi mestieri, conseguentemente la forza reddituale doveva essere incanalata in professioni definite dalla necessità: per esempio il cristianesimo, fino al Rinascimento, vietava ai propri fedeli il prestito ad interesse, per questioni religiose. Per tale motivo agli ebrei era consentita l'attività di usuraio, perché non erano sottoposti a tale impedimento.
Per questo motivo, col passare del tempo il termine "ebreo" divenne sinonimo di "usuraio", in senso palesemente dispregiativo.
Attualmente vi è spesso un uso improprio del termine "ebreo", utilizzato non solo come sostantivo ma anche erroneamente come aggettivo al posto del corretto "ebraico".
[modifica] Oggi
| Nazione | Ebrei |
|---|---|
| Stati Uniti | 5.671.000 (stima) |
| Israele | 5.200.000 (stima) |
| Europa | Meno di due milioni (stima) |
| • Francia | 600.000 (stima) |
| • Regno unito | 267.000 (censimento del 2001) |
| • Germania | 100.000 (stima 2004) o 60.000 (stima) |
| • Italia | 45.000 (stima) |
| • Ex URSS | 400.000 (stima) (di cui 233.596 in Russia, censimento del 2002) |
| Canada | 371.000 (stima) |
| Argentina | 250.000 (stima) |
| Brasile | 130.000 (stima) |
| Australia | 100.000 (stima) |
| Sudafrica | 106.000 (stima) |
| Messico | 40.700 (stima) |
| Asia (escluso Israele) | 50.000 (stima) |
| Totale | 13.900.000 (stima) |
I matrimoni misti tra ebrei e non-ebrei sono in continuo aumento, come i casi di abbandono del proprio retaggio culturale; vi è anche, in misura minore, un certo interesse di non ebrei per l'ebraismo, con alcune conversioni - anche se il proselitismo non è nel costume ebraico.
[modifica] Note
- ^ Un'autoironica panoramica delle realtà ebraiche esistenti prima della Shoah nei paesi di cultura tedesca è stata scritta da Joseph Roth nel suo Ebrei erranti (Berlino 1927 ISBN 8845906086)
- ^ Theodor Herzl. Lo stato ebraico. Il Melangolo. Genova, 2003.
[modifica] Voci correlate
- Cum nimis absurdum Bolla di Paolo IV, con la quale il 12 luglio 1555 istituì il primo ghetto ebraico a Roma
- Religione ebraica
- Antisemitismo
- Olocausto
- Dodici tribù d'Israele
- Sionismo
- Giudaismo
- Lingua ebraica
[modifica] Collegamenti esterni
Siti istituzionali: In rete si trovano centinaia di siti sull'ebraismo che possono anche essere inattendibili, per completezza qui vengono riportati quelli istituzionali nazionali in ordine alfabetico:
- Associazione Italiana per lo studio del Giudaismo
- Ebraismo Lubavitch in Italia
- Centro di documentazione ebraica contemporanea
- Ebraismo liberale in Italia
- Associazione Maccabi Italia
- Unione delle comunità ebraiche italiane
- Unione giovani ebrei d'Italia

