Nichilismo
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Il termine nichilismo (dal latino nihil, nulla, da cui nihilismo, secondo una dizione desueta e dal latino medioevale nichil dello stesso significato) designa in senso generico l'atteggiamento o la dottrina volti a negare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi valore in sé e l'esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. Nella sua versione più estrema, il nichilismo considera la realtà stessa come radicalmente inconoscibile.
Nel nichilismo bisogna distinguere tra un nichilismo etico e un nichilismo più propriamente gnoseologico.
Già sant'Agostino usava tale termine per designare gli atei ma nella modernità l'uso di questa terminologia si è diffuso a partire dal XVIII secolo con i lavori di F. Jacobi e J.P. Richter. Il termine nichilismo è poi diventato di uso consueto tra un più largo pubblico soltanto grazie alla notorietà che il nichilismo russo diede a questo termine con il romanzo "Padri e figli" di I.S. Turgenev pubblicato nel 1862.
Con le parole del filosofo Pier Paolo Ottonello (n. 1941) possiamo affermare:
| « Il nichilismo come negazione radicale o metafisica, è dunque negazione del senso dell'essere e degli enti in quanto significato e realtà sostanziali e valorativi, che possono essere tali solo in quanto fondati nell'assolutezza dell'essere. Nichilismo è dunque, essenzialmente, l'assoluta negazione di ogni assolutezza, che percorre le strade o dell'indeterminazione dell'essere e degli enti o dell'univocità radicale essere nulla. » |
In un significato più comune, il nichilismo è una concezione delle cose, in base alla quale la realtà sarebbe inesorabilmente destinata a declinare nel nulla, ovvero, dal punto di vista etico, sarebbe indeterminabile o assente una finalità ultima che orienti il corso delle cose e la vita dell'uomo. Siccome l’uomo è limitato e sperimenta ogni giorno questo limite nella morte e nelle sue dolorose anticipazioni, allora egli può essere spinto a considerare - al di là di quanto se ne sia cosciente - che il niente sia il vero senso dell’essere. L’affermazione nichilista nega pertanto, in questo senso, vera consistenza alla realtà e di conseguenza esclude che l'uomo possa fare esperienza della verità in quanto tale, considerata come oggettiva e universale.
Per Sergio Givone se da una parte il "nichilismo metafisico" afferma che il mondo non ha senso (perché la morte è l'orrore che tutto annienta) e termina così in un assurdo, dall'altra il nichilismo dei nostri giorni è più tranquillizzante e consolatorio: predica l’accettazione da parte dell’uomo della propria condizione e l’inutilità delle speranze che sono fuori dalla sua portata.
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[modifica] Il nichilismo russo
È proprio grazie al nichilismo russo, espressosi per lo più in forma narrativa anziché concettuale, che il termine è divenuto di uso comune anche tra coloro che non si interessano direttamente di filosofia.
Fra i principali autori di questa corrente letteraria, va ricordata in modo particolare la figura del romanziere I.S. Turgenev che nel 1862 pubblicò "Padri e figli", nel quale centrale è la figura del nichilista Bazarov che concentra in sé quanto di più negativo l'autore vedeva in quella intellighenzia giovanile che pur provenienti dalle classi piccolo-borghesi, critici anche delle posizioni liberali compreso anche quelle più avanzate di N.G. Cernysevskij costituivano la presenza militante sovversiva più radicale di tutta la Russia. In quest'ottica quindi il nichilismo viene presentato come la concezione di fondo che orienta la vita pratica e politica di una certa fascia sociale, più che come dottrina specificamente filosofica.
[modifica] Il concetto di nichilismo nella filosofia di Nietzsche
In Nietzsche il fenomeno del nichilismo assume il carattere ambiguo e ambivalente di vera e propria cifra interpretativa, sia teorica che pratica, della civiltà occidentale. In senso più esplicitamente negativo, esso viene descritto come segno dei tempi, sintomo della decadenza in cui versa la civiltà; nello stesso tempo, in positivo, il crepuscolo dei valori e degli idoli, "con i piedi d'argilla" e quindi dominato la storia dell'Occidente, nel suo insieme e nel suo avanzare costituisce l'annuncio di una nuova "aurora", la profezia di una nuova era, che sorgerà dalle ceneri della morte dell'uomo così come esso storicamente si è dato, e del Dio che egli ha costruito a propria immagine e somiglianza. Profeta e interprete di questa nuova era sarà dunque non più l'uomo, ma una sorta di figura mitica, designata come l'Oltreuomo, capace di assumere su di sé il senso profondo del nichilismo e superarlo, rendendosi autore e creatore di nuovi valori. Nella fondamentale opera "Così parlò Zarathustra", Nietzsche raffigura la civiltà decadente, il nichilismo e l'Oltreuomo con alcune metafore, quali quella del cammello portatore del peso dei valori e degli idoli che si è creato (la storia umana e la cultura) e che lo appesantiscono nel suo movimento libero e creativo, una sorta di sapere storico che reprime e indebolisce la potenza e la forza dell'istinto di libertà creativa ch'era invece presente in più larga misura in figure e popolazioni che ci hanno preceduto; la figura del leone, il nichilismo stesso ma anche il filosofo distruttore poiché anch'egli immerso anche se in maniera attiva nel processo di decadenza e quindi anch'egli figura del nichilismo ed infine l'aurora oltre l'umano troppo umano: l'Oltreuomo che liberatosi dalle catene della storia quale storia del nichilismo e alleggeritosi dai fardelli del passato che imprigionavano il gioco creativo delle sue facoltà e dei suoi istinti primordiali, come un fanciullo gioca finalmente libero e creatore di sempre più nuove possibilità esistenziali sì che la Terra diventa "luogo di guarigione".
In Nietzsche dunque la parola nichilismo designa l'essenza della crisi che ha investito la civiltà europea moderna: per Nietzsche il nichilismo è un evento che porta con sé decadenza e spaesamento, tanto da costituire una sorta di malattia da cui il mondo moderno è affetto; tale malattia condurrebbe alla disgregazione del soggetto morale, alla debilitazione della volontà e alla perdita del fine ultimo dell'esistenza (nichilismo passivo).
In Wille zur Macht (La volontà di potenza) (ed. Kröner) egli afferma (va però tenuto conto che quest'opera fu ampiamente modificata e travisata dalla sorella e dal cognato):
| « Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l'avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all'opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere. » |
A tale condizione seguirebbe, secondo Nietzsche, un risorgimento della volontà legislatrice umana e un superamento della condizione di malattia attraverso una multiforme rivalutazione dell'esistenza (nichilismo attivo) libera da ogni pretesa di verità assoluta. Fondamento ontologico del nichilismo è la "morte di Dio", simbolo della perdita di ogni punto di riferimento e massima rivelazione del nulla universale.
[modifica] Heidegger continuatore della riflessione nietzschiana sul nichilismo
Heidegger, fra i principali pensatori del XX secolo, in particolare in seguito alla svolta del suo percorso di pensiero, che lo porta a volgere la sua riflessione ontologica al problema della verità dell'essere, ha descritto ripetutamente la sua ontologia come un compimento, e un possibile superamento, di quella tradizione metafisica che egli riteneva essersi definitivamente compiuta con Nietzsche, che egli peraltro considera uno dei suoi maestri.
Nella sua opera "Il nichilismo europeo", che nasce da una rilettura dell'opera filosofica nietzschiana, Heidegger individua nella formula nietzschiana "Dio è morto" la miglior auto-definizione del nichilismo.
Alla riflessione sul tema del nichilismo oltre a questo testo, Heidegger dedicherà altri scritti tra cui:
- "Il superamento della metafisica" (1938-1939) dove esprime la tesi secondo la quale la metafisica è l'origine e l'essenza del nichilismo che ne costituisce pertanto il suo tratto fondamentale. L'essenza della metafisica si manifesta infatti, secondo Heidegger, nella soppressione della differenza ontologica, a causa della quale l'essere viene considerato come un ente fra gli altri e dunque dell'essere stesso, letteralmente, "non ne è più ni-ente".
- "L'essenza del nichilismo" (1946-1948).
Secondo Karl Löwith (1897-1973), uno dei maggiori allievi di Heidegger, mentre Nietzsche con la dottrina dell' "eterno ritorno" aveva pensato il nichilismo come principio filosofico, Heidegger, invece, pensa il principio filosofico come nichilismo.
[modifica] Nichilismo e tecnica
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Va infine ricordato il profondo nesso tra nichilismo e tecnica, come viene sviluppato nella riflessione di Heidegger e molti altri.
Scrive Emanuele Severino che la moderna è erratamente basata sul concetto di ente che nasce dal nulla, esiste, per poi ritornare nel nulla. Tuttavia, scrive Diego Fusaro, "per Severino tutto è eterno. Non basta: solo in superficie si crede che le cose vengano dal nulla e che nel nulla alla fine precipitino, perché nel profondo siamo convinti che quel breve segmento di luce che è la vita è esso stesso nulla. È il nichilismo. È l' omicidio primario, l'uccisione dell'essere. Ma è una contraddizione: ciò che è non può non essere, né può essere stato o potrà mai essere nulla. Una contraddizione che è la follia dell'Occidente, e ormai di tutta la terra. Una ferita che necessita di numerosi conforti, dalla religione all'arte, tutti affreschi sul buio, tentativi di nascondere, medicare il nulla che ci fa orrore. Per fortuna ci attende la Non Follia, l'apparire dell'eternità di tutte le cose. Noi siamo eterni e mortali perché l'eterno entra ed esce dall'apparire. La morte è l'assentarsi dell'eterno . Abbiamo tutti nel sangue il nichilismo. (...) Tutto è eterno significa che ogni momento della realtà è, ossia non esce e non ritorna nel nulla, significa che anche alle cose e alle vicende più umili e impalpabili compete il trionfo che si è soliti riservare a Dio".
Contro nuovi e possibili irrigidimenti metafisici (non sono più concepibili princìpi immutabili) si esprime il filosofo italiano Gianni Vattimo (n. 1936) che critica il “nichilismo negativo”, che si ostina a propugnare l’idea di un fondamento (una verità, un valore, un’idea) naturale:
- […] già tentare di modellare leggi, costituzioni, provvedimenti politici ordinari, sull’idea di una progressiva liberazione di norme e regole da ogni preteso limite “naturale” (e cioè ovvio solo per chi detiene il potere) può diventare un progetto politico positivo. (in Nichilismo ed emancipazione. Etica, politica, diritto, 2003, p. 8).
Egli affida un compito politico alla tradizione della Sinistra:
- una sinistra nichilistica non-metafisica, non potrà più fondare le proprie rivendicazioni sull’uguaglianza, ma dovrà invece porre alla base la dissoluzione della violenza. È chiaro perché: l’uguaglianza è sempre ancora una tesi metafisica che si espone a essere confutata come tale, in quanto pretesa di cogliere una essenza umana data una volta per tutte. (p. 104).
Nella società attuale sono comunemente ricondotti al nichilismo vari fenomeni sociali; fra essi, quasi come un estremo, l'odierno fenomeno punk, che associa al nichilismo una visione politica incentrata su un concetto di anarchia fortemente individualista, per sottolineare caos e confusione. Da ultimo è da ricordare il "nichilismo giuridico ontologico",secondo cui "il diritto non può reclamare "verità", ma si fonda soltanto sulla volontà più forte, capace di imporre l'ordinamento giuridico e l'ordine del mondo ad essa congeniali"; "il diritto è volontà di potenza" "come aveva visto Nietzsche" (N.Irti, in C.Magris-N.Irti, "La legge e il nulla", in Cor.Sera,6.4.2007, 47).
[modifica] Bibliografia
- Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, Utet, Torino, 1971.
- Karl Löwith, Il nichilismo europeo, Laterza, Roma-Bari 1999
- Emanuele Severino, Essenza del nichilismo, Milano, 1972.
- Gianni Vattimo, Nichilismo ed emancipazione. Etica, politica, diritto, Garzanti, 2003.
- Sergio Givone, Storia del nulla, Laterza, Roma-Bari, 2003.
- Franco Volpi, Il Nichilismo, Laterza, 2004
- Sul "nichilismo giuridico ontologico" v. Natalino Irti, Nichilismo giuridico, Laterza, 2004; Id., Il salvagente della forma, Laterza, 2007 e criticamente i contributi di Giovanni Bianco, Nichilismo giuridico, in Digesto IV, disc.priv. sez. civ., III vol. di agg., Utet, Torino, 2007 e Mario Barcellona, Critica del nichilismo giuridico, Giappichelli, Torino, 2006.
- Umberto Galimberti, "L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani", Serie Bianca Feltrinelli, Milano, 2007
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