Nuraghe

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Il Nuraghe Losa di Abbasanta
Nuraghe Arrubiu, interno
Silanus, Nuraghe Corbos

I nuraghes (nuraghi con plurale italianizzato) sono delle torri in pietra di forma tronco conica risalenti al II millennio a.C. ed ampiamente diffusi in tutto il territorio della Sardegna. Furono il centro della vita sociale degli antichi sardi e diedero il nome alla loro civiltà, la civiltà nuragica, una delle più misteriose e meno conosciute del Mediterraneo.

Unici nel loro genere, costituiscono i monumenti megalitici più grandi e meglio conservati che si possano trovare oggi in Europa e sono unanimemente considerati come il simbolo più noto della Sardegna.

La radice Nur della parola nuraghe, secondo i ricercatori, è di origine molto primitiva e sta a significare un cumulo cavo formato da grossi blocchi di pietre. Ne rimangono in piedi circa 7.000 sparsi su tutta l'Isola, mediamente uno ogni 3 chilometri quadrati (secondo alcune fonti sono 8.000, e si ipotizza che in passato fossero oltre i 20.000).

In alcuni luoghi le torri nuragiche sono distanti una dall'altra pochi chilometri, come nella piana di Cabu Abbas presso Bonorva, o come in Trexenta e in Marmilla.

Circa la loro funzione archeologi e storici sono più o meno concordi nel ritenere che i nuraghi fossero degli edifici a carattere civile-militare, destinati in particolare al controllo e alla difesa del territorio e delle risorse in esso presenti, ma molti dubbi non sono stati ancora chiariti e ancora c'è chi si interroga sulla loro reale funzione e sulle tecniche di costruzione utilizzate per costruirli. In realtà,si può dire ancora poco di definitivo sulla vera funzione dei nuraghi, ma si può certamente dire che la tesi militare sta gradatamente scemando, poiché nuovi archeologi e studiosi hanno trovato reperti e testimonianze comparati che fanno pensare al nuraghe come edificio costruito unicamente per il culto religioso e dei morti.

Indice

[modifica] Descrizione

Alte spesso fino a 20 metri, le torri sorgono in posizione dominante, su un cucuzzolo, ai bordi di un altopiano o all'imboccatura di una valle. Le mura che le compongono, sempre poderose, possono arrivare a uno spessore di quattro o cinque metri, con un diametro esterno fino a trenta-cinquanta metri alla base, che diminuisce poi con l'aumentare dell'altezza, formando un tronco di cono la cui inclinazione è più accentuata nelle torri più antiche.

Sezione del nuraghe Santu Antine.

La particolare forma è dovuta alla tecnica di costruzione che prevedeva solide fondamenta con grossi blocchi di pietra squadrati e sovraposti a secco, in maniera circolare, senza utilizzo di leganti e tenuti insieme dal loro stesso peso. Man mano che si procedeva in altezza - si pensa utilizzando terrapieni inclinati, particolari leve e tronchi sui quali far scivolare i massi - i filari si restringono progressivamente e diminuisce anche la proporzione dei massi, ora sempre più piccoli e meglio lavorati.

La parte superiore era occupata da una terrazza munita di parapetto, alla quale si accedeva tramite una scala elicoidale, illuminata nel percorso ascendente da feritoie ricavate nelle spesse mura. Dalla base della torre, questa girava internamente tra la struttura portante esterna e quella interna delle camere voltate, sovrapposte una sull'altra, alle quali dava accesso per poi proseguire verso la sommità.

La porta di ingresso è quasi sempre a mezzogiorno ed immette su un largo corridoio - ai cui lati si aprono sovente delle nicchie - e che porta ad una camera rotonda, la cui volta è formata da anelli di pietre che si restringono progressivamente, andando a chiudersi secondo la tecnica della volta a tholos.

[modifica] Le diverse tipologie

Modellino bronzeo di epoca nuragica -  nuraghe polilobato

Dagli scavi effettuati e dai reperti trovati, il nuraghe appare come una struttura polivalente, utilizzata sia come abitazione fortificata, sia come posto di vedetta o di rifugio in caso di pericolo, infatti poteva accogliere al suo interno la popolazione dei villaggi limitrofi.

Di queste suggestive costruzioni, molte si sono conservate in condizioni più o meno buone, di altre è rimasta soltanto la base del muro perimetrale, distrutto nella maggior parte dei casi dall'uomo stesso, altre ancora devono essere scavate. Ne esistono di diverse tipologie e la loro struttuta varia in rapporto all'epoca nella quale sono stati edificati. Ecco le tipologie più importanti:

[modifica] Nuraghes a corridoio

Chiamati comunemente pseudo-nuraghi o protonuraghi, i nuraghes a corridoio differiscono in maniera significativa dai nuraghi classici; di aspetto più tozzo e di planimetria generalmente irregolare, al loro interno non ospitano la grande camera circolare tipica del nuraghe, ma uno o più corridoi, e qualche rara celletta coperta a falsa-volta.

[modifica] Nuraghes di tipo misto

Questa tipologia si distingue per il rifascio effettuato in epoche successive, si suppone dovuto ad un cambio di progettazione dei nuraghes a corridoio, o per altre esigenze.

[modifica] Nuraghes monotorre a tholos

Sono i più semplici ed hanno un'entrata architravata che introduce ad un corridoio, nel quale si trovano varie nicchie, e che conduce successivamente al salone principale, di forma circolare.

[modifica] Nuraghes a tancato

Costituiscono l'evoluzione dei nuraghes monotorre: alla torre principale viene aggiunta un'altra torre ed entrambe condividono un cortile speso fornito di un pozzo. In momenti successivi vengono aggiunte altre torri fino a farne dei complessi polilobati.

[modifica] Nuraghes polilobati e regge nuragiche

Nuraghe Arrubiu

Sono quelli più elaborati, vere e proprie fortezze con varie torri unite tra loro da bastioni e che avevano la funzione di proteggere quella centrale.

Dalla torre arroccata su una cima isolata, semplice vedetta situata al confine del territorio di pertinenza della singola tribù, o a presidio dei punti strategici più rilevanti come le vie d'accesso alle vallate, i sentieri che salivano agli altopiani, i corsi d'acqua, i guadi, le fonti, etc., si giunse successivamente alle complesse costruzioni, comprendenti fino a 17 torri come nel nuraghe Arrubiu ad Orroli, e dalle mura spesse alcuni metri, ubicate al centro dell'area di comune interesse, sicuramente utilizzata come residenza fortificata dell'autorità politica, civile e militare (probabilmente anche religiosa) della regione.

Questi castelli megalitici costituivano delle vere e proprie regge, ed erano circondati da altre cinte murarie più esterne, talora fornite anch’esse di torri (i cosiddetti antemurali), che circondavano i bastioni a costituire una vera e propria ulteriore linea avanzata di difesa.

[modifica] I villaggi nuragici

Il complesso di Su Nuraxi a Barumini

Alcuni nuraghi sorgono isolati, altri sono invece circondati o collegati tra di loro da un sistema di muri di cinta che racchiudono i resti di capanne, tanto da assumere l'aspetto di un villaggio vero e proprio.

Infatti le popolazioni nuragiche, oltre che negli stessi nuraghi, risiedevano in questi villaggi addossati al castello. Erano costituiti da capanne più o meno semplici e più o meno numerose, in alcuni ritrovamenti fino a qualche centinaio e la vita quotidiana si svolgeva dunque all'interno di modeste dimore di pietre, con tetto in genere realizzato con tronchi e rami, spesso intonacate all'interno con del fango o argilla, e talora isolate con sughero.

Nell'ultima fase della civiltà nuragica si sviluppa un tipo di capanna più evoluta, indicativo di una maggiore articolazione delle attività: si tratta della capanna a settori, che talora assume anche le dimensioni di un vero e proprio isolato, cioè divisa in piccoli ambienti affacciati su un cortiletto e dotata spesso anche di un forno per la panificazione.

Fra gli edifici pubblici che caratterizzavano i villaggi, si segnalano soprattutto le cosiddette capanne delle riunioni, provviste di un sedile in pietra alla base e destinate alle assemblee dei notabili del villaggio.

[modifica] Classificazione cronologica

I primi nuraghes iniziarono ad essere costruiti in un'epoca situata quasi certamente nella parte iniziale del II millennio a.C.. Di alcuni si è effettuata una datazione alquanto probabile di un periodo intorno al 1800 a.C..

Secondo il più illustre studioso della civiltà nuragica, l'archeologo Giovanni Lilliu, durante la media Età del bronzo, attorno al 1500 a.C./1100 a.C., si ebbe presumibilmente il maggior sviluppo di questi edifici.

Nell'Età del ferro - dal 900 a.C. in poi, non furono costruiti nuovi nuraghi, ma si continuava ad usare le vecchie costruzioni, forse come luoghi di culto.

[modifica] Le varie fasi

Nuraghe Losa - Ingresso

In base ad una classificazione ed alla divisione temporale fatta dello studioso Giovanni Lilliu, l'edificazione dei nuraghi e lo svilupparsi della civiltà nuragica ha seguito diverse fasi collocabili dentro l'età del Bronzo e l'età del Ferro. Lo stesso studioso però sconsiglia di adattare schematicamente la sua classificazione alle suddivisioni cronologiche di queste età usate nell'Europa, nella Penisola italiana e nell'Egeo, anche se non mancano parallelismi tra cultura nuragica con elementi delle regioni europee e egeiche. Ecco le varie fasi:

  • La prima fase, denominata Nuragico I, vede il formarsi dei caratteri principali di questa civiltà. Tra la fine del Bronzo Antico e gli inizi del Bronzo Medio (XVIII-XV secolo a.C.) si ha l'edificazione dei primi protonuraghi - conosciuti anche come nuraghi a corridoio - e degli pseudonuraghi. Si evidenzia nell'architettura funeraria la costruzione delle Tombe dei giganti con stele centinata, gli ipogei con prospetto architettonico e le tombe di tipo misto. Si scolpiscono i Menhirs e la cultura materiale utilizza ceramiche tipo Bonnanaro.
  • Il Nuragico II situato nella media Età del Bronzo, intorno al XVII-XIV secolo a.C., fa la sua comparsa il nuraghe a thòlos, caratterizzato dal modulo ripetitivo della torre tronco-conica. All'interno ospita una o più camere sovrapposte, coperte a falsa volta, con la tecnica cosiddetta ad aggetto. Le Tombe dei giganti presentano una facciata con i caratteristici filari di pietre infisse a coltello, si scolpiscono betili aniconici e poi con segni schematici. Si notano nelle ceramiche le decorazioni a pettine, con nervature o con decorazioni metopale. Le armi sono di importazione orientale.
  • Il Nuragico III è la fase situata nel perido del (Bronzo Recente e Finale, fra il XII e il IX secolo a.C.). Al singolo nuraghe già esistente, si addossano altre torri, raccordate da cortine murarie per formare un vero e proprio bastione turrito, fino a realizzare delle strutture di notevole articolazione ed imponenza, con i bastioni provvisti di torri angolari, spesso in numero di tre, come il nuraghe Santu Antine a Torralba o il nuraghe Losa ad Abbasanta, ma anche di quattro torri, come Su Nuraxi a Barumini e il nuraghe Santa Barbara a Macomer, o addirittura anche cinque, come il nuraghe Arrubiu ad Orroli. Nelle Tombe dei giganti si notano fregi a dentelli, compaiono tempietti a cella rettangolare, tempietti a megaron, templi a pozzo. Compaiono poi i betili antropomorfi, le ceramiche micenee, i lingotti di rame a pelle di bue, le armi di tipo egeo.
  • Il Nuragico IV, ormai nell'Età del Ferro, copre un arco temoprale che va dal IX secolo a.C al V secolo a.C., si evolvono ancora i nuraghi complessi e i villaggi aumentano di misura. In architettura si notano tombe individuali a fossa e a pozzetto. Si osservano i villaggi santuario, le grotte sacre e i templi a pozzo di tipo isodomo. La cultura materiale utilizza ceramiche geometriche, ambre e bronzi di importazione tirrenica, importazioni fenicio-puniche. Si osserva la nascita della stautuaria in pietra, i bronzi figurati, le navicelle in bronzo.
  • Il Nuragico V va dal V secolo all'invasione romana e vede la nascita della resistenza sarda alla penetrazione cartaginese, le guerre prima contro i cartaginesi e poi contro i romani.

[modifica] Le varie ipotesi sulla loro utilizzazione

Non è agevole indicare la loro precisa funzione, dal momento che esistono nuraghi di diversa collocazione (pianura, sommità di colli, ma anche in fianchi riparati e non panoramici dei monti) e dimensione.

Si è pensato che quelli collocati sulle vette dei colli, a torre semplice, fossero torri di avvistamento in contatto visivo l'un l'altra, mentre i grandi complessi, a più torri attorno ad un mastio centrale ed un cortile, avessero funzioni differenziate, sempre riferite però - secondo varie ipotesi - al costituire centro della comunità.

Molti sono gli usi ipotizzati, come quello di fortezza, di parlamento (o comunque sede delle decisioni comunitarie), di tempio o di sancta sanctorum, residenza del capo del villaggio, o varie combinazioni fra queste possibilità.

La reggia nuragica "Su Nuraxi", ad esempio, dispone di un cortile, un pozzo ed una cisterna interni, strutture che hanno fatto supporre che sia stato progettato per resistere anche ad assedi.

L' ipotesi che vedeva i nuraghi come edifici costruiti a scopo militare, un tempo predominante, sembra aver perso lustro negli ultimi anni in favore di una più probabile destinazione religiosa; il dibattito divide tuttora gli specialisti. Il linguista sardo Massimo Pittau è uno dei maggiori sostenitori dell'ipotesi esclusivamente votiva e religiosa del nuraghe.

[modifica] Principali siti nuragici

Sezione del nuraghe Santu Antine.
All'interno del complesso nuragico su Nuraxi

Tra i più importanti siti nuragici si possono ricordare:


[modifica] Galleria immagini

[modifica] Bibliografia

  • Lilliu, G. La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi. Torino - Edizioni ERI - 1967.
  • AA.VV. La civiltà in Sardegna nei secoli - Torino - Edizioni ERI.
  • Casula F.C. - La storia di Sardegna - Sassari 1994.
  • Lilliu G. Sculture della Sardegna nuragica Verona 1962.
  • Pallotino M. La Sardegna nuragica edizioni Ilisso - Nuoro -ISBN 88-87825-10-6 [1]
  • Aa.Vv., Ichnussa. La Sardegna dalle origini all'età classica - Milano, 1981.
  • F. Lo Schiavo, L. Usai, Testimonianze cultuali di età nuragica: la grotta Pirosu in località Su Benatzu di Santadi, Aa.Vv., Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio, a cura di V. Santoni, Oristano, 1995
  • Lilliu, G. La Civiltà Nuragica. Sassari - Delfino editore - 1982.[2]
  • Melis, P. Civiltà Nuragica. Sassari - Delfino editore - 2003. [3]
  • Pittau M. La Sardegna Nuragica - Cagliari 2006

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