Sardegna
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Regione Autonoma della Sardegna Regione autonoma a statuto speciale |
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| Stato: | |||||||||
| Zona: | Italia insulare | ||||||||
| Capoluogo: | Cagliari | ||||||||
| Superficie: | 24.090 km² | ||||||||
| Abitanti: | 1.667.878 (aprile 2008) | ||||||||
| Densità: | 69,2 ab./km² | ||||||||
| Province: | Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari | ||||||||
| Comuni: | Elenco dei 377 comuni | ||||||||
| Politica | |||||||||
| Presidente: | Renato Soru (PD) (dal 2004) |
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| Giunta: | L'Unione | ||||||||
| Ultime elezioni: | 12 e 13 giugno 2004 | ||||||||
| Prossime: | 2009 | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
| « La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso » | |
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(Fabrizio De André, 1996)
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La Sardegna (in sardo Sardigna, Saldigna, Sardinna o Sardinnya; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana.
Generalità
Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948, garantisce alle Istituzioni sarde una larga autonomia amministrativa e culturale. L'Isola è depositaria di una millenaria cultura, con singolari peculiarità etniche e linguistiche.
Situata al centro del Mediterraneo occidentale, l'accentuata insularità è stata il fattore predominante che ha contribuito a conservare le antiche tradizioni anche se fin dall'antichità, esistevano continui rapporti commerciali con molti popoli mediterranei ed europei.
In epoca moderna, molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere la bellezza dell'Isola, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche e nel quale si trovano poi le vestigia della misteriosa Civiltà nuragica.
Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel suo pellegrinare all'interno delle Barbagie, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio:
| « Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa » | |
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(David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921)
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Il nome Sardegna deriva da quello dei suoi antichi abitatori: i Shardana. Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Ichnussa (Ιχνουσσα), mentre i Latini la chiamarono invece Sardinia.
Indice |
Geologia
La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica - sua isola gemella - iniziò circa 100 milioni di anni fa, attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni di anni fa, questi fenomeni crearono una profonda frattura che correva lungo tutta la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria. I relativi lati rocciosi originati da questa frattura sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell' Esterel - tra Cannes e Fréjus - e poi, oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda.
Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a Nord-Est le attuali Sardegna e Corsica, e più a Sud-Ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire, determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale.
Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana.
Geografia
Quanto ad estensione la Sardegna costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 km²), nonché la terza regione italiana avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi è di 270 km, mentre 145 sono i Km di larghezza.
Gli abitanti sono circa 1,68 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km².
Dista circa 187 km dalle coste della Penisola - dalla quale è separata dal Mar Tirreno - mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km circa più a Sud.
A Nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, ad Ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari.
Si situa tra il 41° ed il 39° parallelo; il 40° la divide praticamente quasi a metà.
Più dell'80% del territorio è montuoso o collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi, alcuni dei quali, molto caratteristici, sono chiamati giare o gollei - se granitici o basaltici - tacchi o tonneri - se in arenaria o calcarei.
Le montagne sono il 13,6% e sono formate da rocce antichissime, livellate da un lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu.
Da Nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). A Sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini.
Le zone pianeggianti sono il 18,5% del territorio; la pianura più estesa è il Campidano, che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale verso le città di Sassari, Alghero e Porto Torres.
I fiumi hanno carattere torrentizio e i più importanti sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali, utilizzati principalmente per irrigare i campi; tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. I fiumi più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo. L'unico lago naturale è il lago di Baratz, a nord di Alghero.
Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Oristano a occidente. Per complessivi 1.850 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias).
Litorali bassi, sabbiosi e talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide molto importanti dal punto di vista ecologico.
L'isola è circondata da molte isole ed isolette, tra le quali l'isola dell'Asinara, l'isola di San Pietro, l'isola di Sant'Antioco, l'isola di Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera.
Città
| Per approfondire, vedi le voci Area metropolitana di Cagliari e Area metropolitana di Sassari. |
Le città più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale.
Cagliari (158.000 abitanti) è al centro di un'area urbana di 500.000 abitanti, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (71.000 ab.), Selargius (29.000 ab.), Assemini (26.500 ab.), Capoterra (23.500), Monserrato (21.000 ab.), Sestu (19.000 ab.) e Quartucciu (12.000 ab.).
Sassari (130.000 ab.), ha un'area urbana che si espande soprattutto verso il golfo dell'Asinara, includendo i centri di Porto Torres (22.000 ab.) e di Sorso (15.000 ab.), per un totale di 275.000 abitanti circa.
Le rimanenti città che svolgono funzione di polarità locale hanno tutte una popolazione compresa tra i 10.000 e oltre i 50.000 abitanti: Olbia (52.500 ab), Alghero (41.000 ab.), Nuoro (36.500 ab.), Oristano (32.500 ab.), Carbonia (30.000 ab.), Iglesias (27.500 ab.), Villacidro (14.500 ab.), Tempio Pausania (14.000 ab.), Arzachena (12.500 ab.), Guspini (12.500 ab.), Sant'Antioco (12.000 ab.), La Maddalena (12.000 ab.), Siniscola (11.393 ab.), Ozieri (11.000 ab.), Macomer (11.000 ab), Terralba (10.000 ab.) e Tortolì (10.500 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.500 ab.) e Lanusei (5.500 ab.).
Clima
Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna, tranne alcune zone interne contraddistinte da un clima più rigido. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, si hanno inverni miti, grazie alla presenza del mare, con nevicate rare, all'incirca ogni 5-10 anni e temperatura quasi mai sotto lo zero, ed estati calde e secche; la bassa umidità e la relativa mancanza d'afa, come la notevole ventosità, permette di sopportare facilmente le elevate temperature estive, capaci di raggiungere normalmente i 35°C.
Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui monti del Gennargentu nei mesi invernali nevica e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate il clima è fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente caldo per molti giorni consecutivi.
Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto sia della regione che dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne della maggior parte dell'isola la piovosità media è di 500-800 mm e in prossimità dei principali rilievi montuosi, si registrano i valori pluviometrici maggiori dell'intera regione, che possono anche superare i 1000 mm annui, per sopperire al problema della siccità dalla fine dell'Ottocento ad oggi sull'intero territorio isolano sono stati realizzati circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche.
È inoltre una regione molto ventosa ed il vento dominante è il Maestrale, ma si riscontra anche una certa frequenza dello Scirocco. Il primo mitiga le temperature estive, ma per la sua velocità si rivela spesso dannoso per i danni causati all'agricoltura e per la propagazione degli incendi, il secondo si rivela dannoso in particolare in tarda primavera in quanto intensifica l'evapotraspirazione causando stress idrici alle colture non irrigue. Il regime dei venti ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in alcune aree industriali.
Stazioni meteorologiche
Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna. |
La Civiltà nuragica
| Per approfondire, vedi la voce Civiltà nuragica. |
Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civiltà umana un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del Mar Mediterraneo in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali.
Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti, e gli approdi naturali lungo le sue coste si rivelarono essenziali per le navi che transitavano su rotte dirette verso altri porti.
Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento, che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica, sia dalla propria posizione strategica, ostacolo invalicabile nella rete degli antichi percorsi.
Il risultato è che nel suo antico bagaglio storico si trovano segni di solide culture indigene sviluppatesi nel corso dei secoli, così come gli influssi delle maggiori potenze coloniali antiche. Sono ricche le testimonianze di queste presenze disseminate dappertutto lungo l'intera isola.
Secondo l'archeologo Giovanni Lilliu, la storia della Sardegna è caratterizzata da ciò che egli definisce "la costante resistenziale sarda" [1], e cioè la lotta millenaria condotta dai sardi contro i colonizzatori.
I Sardi
| Per approfondire, vedi le voci Genetica dei Sardi e Antropologia dei Sardi. |
L'interpretazione linguistica sostiene che i Sardi, originatisi a partire da una popolazione mediterranea, ma pre-indoeuropea per la lingua (secondo il glottologo L. Wagner), hanno avuto influenze euroasiatiche. Secondo molti studiosi però, non esiste necessariamente una correlazione tra lingua e genetica, infatti i Sardi, pur essendo di origine pre-indoeuropea parlano da almeno due millenni lingue indoeuropee: dapprima il latino, poi il sardo, lo spagnolo ed infine l'italiano.
Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione attingendo alla informazione contenuta nel DNA degli abitanti attuali. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare da un gruppo di genti arrivate in Sardegna attraverso varie migrazioni nel paleolitico superiore (14.000 anni fa).
L'antichità della fondazione, l'isolamento millenario e le difficili condizioni ambientali - ad esempio, la malaria - hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche.
Per queste ragioni i Sardi, benché siano compresi all'interno della variabilità genetica europea, si differenziano non solo dagli altri Europei, ma anche dai vari gruppi mediterranei, dimostrando di essere la popolazione più conservativa delle radici paleolitiche in Europa, anche in considerazione delle influenze succedutesi nel corso dei secoli, che poco o niente hanno contribuito alla costituzione genetica delle comunità sarde più isolate, delle zone interne dell' isola.
Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza inusitatamente elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale.
Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'Isola vanta alcuni primati.[2][3] Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno.
Le lingue dei Sardi
| Per approfondire, vedi le voci lingua sarda, lingua sassarese, lingua gallurese, dialetto algherese, dialetto tabarchino e Italiano regionale della Sardegna. |
Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua neolatina autonoma appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee, considerata la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino. In effetti - secondo questa corrente di pensiero - ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula»: esattamente la stessa frase è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa.[4]
Parlata ovunque nell' isola, sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate:
- A nord il logudorese (costituisce il tipo tradizionalmente considerato più conservativo e caratteristico) comprendente le parlate del Logudoro e del Nuorese. Il dialetto nuorese, nonostante sia di tipo logudorese, in virtù dell'isolamento, si caratterizza per maggiore conservazione e fedeltà a forme latine arcaiche rispetto al logudorese comune e per questo motivo viene talvolta trattato come una variante autonoma.
- A sud il campidanese, si presenta nel complesso come la varietà più innovativa, esprimendo a tratti una maggiore e differente evoluzione rispetto alle varietà centro-settentrionali, riconducibile a un insieme di fattori quali una latinizzazione antecedente, maggiore esposizione a ondate successive di latinizzazione, un generale maggior grado di contatto e accumulazione culturale, nonché dinamiche intrinseche che hanno dato luogo a sviluppi autonomi, talora peculiari. Presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell'intero meridione dell'isola. Esso costituisce la variante più diffusa.
Ad Alghero è parlato un dialetto della lingua catalana (algherese). Nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo.
Ad Arborea (già Mussolinia di Sardegna) e a Fertilia si parla un dialetto veneto, chiaro retaggio derivante dai coloni veneti arrivati sull'Isola durante l'opera di bonifica delle paludi nel ventennio fascista. A Isili è inoltre in via di estinzione il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali parlato solo da un ristretto numero di individui (Romaniska).
Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese.
Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.
La musica
| Per approfondire, vedi la voce Ballo sardo. |
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle più antiche e ricche del Mediterraneo: basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di Ozieri - circa 3000 anni a.C. - si documenta un tipico ballo sardo, mentre l'origine delle launeddas viene fatta risalire all'VIII secolo a.C., sulla base di un bronzetto raffigurante un suonatore ritrovato nelle campagne di Ittiri.
Le launeddas
| Per approfondire, vedi la voce launeddas. |
Tale strumento è formato essenzialmente da tre canne palustri: di cui due legate assieme la più lunga, detta tumbu, e sa mancosa manna, alle quali si aggiunge sa mancosedda.
Per poter suonare le launeddas occorre conoscere una particolare tecnica di respirazione, chiamata respirazione circolare (espirazione e inspirazione), grazie alla quale è possibile - per il suonatore - fornire fiato continuo per diversi minuti.
Diversi studi sono stati fatti negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma.
Altri strumenti
Altri strumenti musicali tipici della Sardegna, oltre all'organetto, sono:
- sa serraggia , costituita da una grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata con un archetto di lentischio ,
- su pipiolu o pippiriolu (log.), uno zufolo di canna,
- su tumbarinu, un tamburo tipico di Aidomaggiore e di Gavoi.
Canto a tenore
| Per approfondire, vedi la voce Canto a tenore. |
Un'altra musica auctotona della Sardegna, in particolare della Barbagia, è quella del canto a tenore (chiamato in sardo su concordu, su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu). Questo è un canto polifonico, di cui non si conosce esattamente l'epoca della sua comparsa, e che viene eseguito a quattro voci senza l'ausilio di alcuno strumento musicale. Nel 2005 il canto a tenore è stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità.
Cantu a chiterra
| Per approfondire, vedi la voce Cantu a chiterra. |
Il cantu a chiterra è un tipo di canto nato in Logudoro (probabilmente a Ozieri) e che ha tuttavia avuto una gran diffusione e sviluppo in Gallura. Probabilmente nasce al contatto con la cultura aragonese e spagnola.
Il cantu a chiterra ebbe una gran diffusione nel XX secolo poiché, durante le feste paesane, si svolgevano delle vere e proprie gare. In queste competizioni si confrontavano 3 cantadores, in genere maschi, che venivano accompagnati da un chitarrista.
Esistono diversi tipi di cantu a chiterra, alcuni probabilmente derivati da melodie che esistevano ancor prima che venissero accompagnate con questo strumento. I tipi di canto più famosi sono:
- Su Cantu in re (nato in Logudoro) e da cui derivano alcune varianti quali il canto in re "a s'Othieresa", “a sa Piaghesa”, e “a sa Perfughesa”,
- S'isolana. che è una versione semplificata della cosiddetta "Piaghesa antiga" (cioè la ploaghesa antica),
- Sa Nuoresa,
- Sos Mutos, presenti in tutta l’isola.
- La Tempiesina, (nato a Tempio, in Gallura).
- La Filognana, (sa Filonzana): (nato in Gallura)
- La Corsicana, (nato in Gallura)
- Su Trallalleru, (originario del Campidano).
Ci sono poi altre varianti del canto che si possono definire complesse, sia per la ricercatezza dei motivi musicali che per la difficoltà di esecuzione.
- Su Fa diesis,
- Su Si bemolle,
- Su Mi e La, (originario probabilmente di Bosa, in Planargia)
- Sa Disisperada, uno dei canti più recenti.
Le feste popolari
| Per approfondire, vedi la voce Sagre principali in Sardegna. |
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, esse sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale.
In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.
Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare.
Le feste popolari più importanti dell'isola sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San Gavino a Porto Torres.
Gastronomia
| Per approfondire, vedi le voci Cucina sarda e Prodotti agroalimentari tradizionali sardi. |
La cucina sarda si basa su ingredienti molto semplici derivati dalla tradizione pastorale e contadina e, lungo le coste, dalla tradizione marinara. È molto varia e cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche negli ingredienti.
- Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce si possono scegliere vari antipasti di mare.
- Primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurjonis, i cui ingredienti variano da regione a regione, il pane frattau, la fregula, la zuppa gallurese.
- Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica della cucina isolana tanto che quello del maialetto è considerato un emblema.
Il pane
| Per approfondire, vedi la voce Pane carasau. |
Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'isola.
Il più conosciuto è il pane carasau, venduto anche nel continente e formato da una doppia sfoglia croccante, rotonda e piatta. Il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare.
Altri tipi di pane comunemente usati sono:
- il Guttiau, ossia il pane carasau intinto d'olio, salato e scaldato al forno.
- il Pistoccu
- il Civraxiu, una grande pagnotta che si consuma a fette
I pani votivi e i dolci
Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci - in certe regioni dell'isola - può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta.
- A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cozzuleddas, i Pirighitos e il Pistiddu.
- Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali che sono delle vere e proprie effimere opere d'arte.
- Per la Pasqua si preparano le Pizzinnas de ovu, le Casadinas e la Pischedda.
- Per Ognissanti dolci caratteristici sono il Pane di sapa e i vari Papassinos.
- Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari Gattò, sos Coros, s'Arantzada.
- In altre occasioni, sono comunemente diffusi il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli, sos Sospiros.
I formaggi
| Per approfondire, vedi le voci Formaggi sardi e Pecorino sardo. |
La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la più vasta produzione di formaggi pecorini d'Europa.
Sono esportati ed apprezzati ovunque, ma soprattutto in Nord America. Vi si trovano:
- i canestrati (pecorini stagionati in cesti di vimini),
- le Paste di pecorino (simili alle creme di formaggio),
- la Frue (antenata della Feta greca),
- i pecorini a pasta molle (Friscu) e quelli a pasta dura (DOP),
- su Brotzu (Brocciu nelle Gallure), ricotta di antichissima tradizione,
- su Gioddu, una sorta di yogurt di pecora,
- su Casizzolu (o casu conzeddu), fatto con latte vaccino.
Vini e liquori
| Per approfondire, vedi le voci Vini sardi e Liquore di mirto. |
Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite[5] e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi, attraverso le varie occupazioni straniere, si è ancora arricchita.
Tra i vini rossi il Cannonau è il più importante, insieme alla Monica, al Carignano, al Girò, mentre tra i bianchi i più rinomati sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato, il Nuragus, il Moscato, senza dimenticare la tipica Vernaccia. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri.
Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau, e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena.
Tra i liquori, quello di Mirto (sia bianco che rosso), la fortissima grappa filu 'e ferru ed il Villacidro sono tra i più diffusi.
Ambiente naturale
Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi, lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo.
Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della superficie dell'isola e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centrorientale e sudoccidentale dell'isola, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena.
Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua l'erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture, sparse su tutta l'isola, come l'orso di Palau, l'elefante di Castelsardo, il fungo di Arzachena.
Grotte naturali
Le grotte sono un altro elemento pittoresco dell'ambiente naturale dell'isola.
Tra quelle sommerse, la Grotta di Nereo è da molti è ritenuta la più famosa e la più vasta grotta sommersa marina di tutto il Mediterraneo.
È ubicata sotto il promontorio di Capo Caccia (Alghero), e al suo interno si possono ammirare intere pareti di roccia ricoperte di corallo rosso.
Fra le grotte litoranee le più conosciute ricordiamo:
- le Grotte di Nettuno ad Alghero,
- la grotta del Bue Marino, a Cala Gonone.
Fra le grotte terrestri, sono particolarmente suggestive quelle di:
- Sa Oche e Su Bentu ad Oliena,
- Is Zuddas a Santadi,
- Su Mannau a Fluminimaggiore,
- Santa Barbara ad Iglesias,
- Su Marmuri a Ulassai,
- Ispinigoli presso Dorgali.
- Grotte di San Giovanni, nei pressi di Domusnovas,
- Grotta Verde nei pressi di Alghero.
Parchi
| Per approfondire, vedi la voce Aree naturali protette della Sardegna. |
Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale. Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più affascinanti tratti della costa sarda e ampi territori dell'interno.
Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma, per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull'isola. Complessivamente si contano:
- 3 parchi nazionali
- 8 parchi regionali
- 60 riserve naturali
- 24 monumenti naturali
- 16 aree di rilevante interesse naturalistico
- 5 oasi del W.W.F
Fauna terrestre
| Per approfondire, vedi la voce Fauna della Sardegna. |
Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neoendemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie.
Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso in tutta l'isola e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi. È presente anche una variante dell'asino domestico, è l'asinello bianco presente solo in Sardegna e più precisamente sull'Isola dell' Asinara,se ne contano circa 90 esemplari.
L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. La maggior parte è associata alle zone forestali di montagna e di collina, tuttavia alcune sono molto comuni anche in pianura e in aree antropizzate. Si sono purtroppo estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni.
L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante.
Dei 2.400 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di centinaia o migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso.
I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica.
Flora terrestre
| Per approfondire, vedi le voci Flora della Sardegna e Specie botaniche in Sardegna. |
La vegetazione spontanea dell'isola è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum.
L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo. Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1.000-1900 metri, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri.
La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo. Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, e la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone l'isola come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo Forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007[6]).
Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche "minori" che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere.
Flora e fauna acquatiche
L'ambiente marino è caratterizzato dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia[7] di crescere ben più profonda rispetto il suo limite naturale.
I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di Pesci, spugne e coralli.
Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si pensa che sia ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva.
Gli endemismi
L'ambiente naturale della Sardegna è caratterizzato da un elevato numero di endemismi.
Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nel continente mentre sono sopravvissute in condizioni particolari nell'isola.
La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico.
Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari.
Economia
I metalli, l'agricoltura e la pastorizia furono nell'antichità le tre principali risorse che portarono l'isola al centro di intensi traffici commerciali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati per molto tempo una vera ricchezza per la Sardegna. Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo.
E infatti, oltre al commercio, al pubblico impiego e alle nuove tecnologie, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali e orientali dell'isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:
- 8,7% al primario;
- 23,5% all'secondario;
- 67,8% al terziario.
Il tasso di disoccupazione sull' Isola nel 2007 (secondo l' ISTAT) si attestava sull'8,6%. In Sardegna il prodotto pro capite è di 17.507 € (dati Eurostat), il più elevato tra le regioni del Mezzogiorno.
Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[8] prodotto in Sardegna dal 2000 al 2006:
| 2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Prodotto Interno Lordo (Milioni di Euro) |
25.958,1 | 27.547,6 | 28.151,6 | 29.487,3 | 30.595,5 | 31.421,3 | 32.579,0 |
| PIL ai prezzi di mercato per abitante (Euro) |
15.861,0 | 16.871,4 | 17.226,5 | 17.975,7 | 18.581,0 | 19.009,8 | 19.654,3 |
Turismo
| Per approfondire, vedi la voce Località turistiche della Sardegna. |
Grazie al clima mite, caratterizzato da scarse precipitazioni concentrate nei mesi invernali, e grazie ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, all'interesse storico e archeologico di tante località, la Sardegna è motivo di grande richiamo e attira ogni anno un gran numero di vacanzieri.
Alghero e la Riviera del Corallo, Castelsardo, la Costa Smeralda, Dorgali, La Maddalena, Loiri Porto San Paolo, Olbia, Orosei, Palau, Porto Cervo, Porto Rotondo, Porto Torres, Pula, San Teodoro, Santa Teresa, Stintino, Villasimius, sono rinomate località di fama internazionale. Ovunque, lungo la costa ma anche sulle isole, sono sorti villaggi turistici, molti dei quali con servizi di animazione, e alberghi esclusivi.
Si iniziò con le ville sul mare nei primi anni del secolo ad Alghero poi si costruirono dei villaggi turistici che poco hanno a che fare con la tradizione sarda specie quelli della Costa Smeralda: nacque così Porto Cervo, con il porto e le prime ville; seguirono poi Porto Rotondo, Romazzino, Cala di Volpe, Porto Raphael. Sin dagli inizi si caratterizzò principalmente come turismo di lusso, basato sulla qualità degli spazi abitati, di quelli urbani e sulla qualità indiscussa dell'ambiente circostante.
In questi ultimi anni, però, pian piano si sta diversificando; non solo mare turchese e spiagge bianchissime, ma anche varietà dell'offerta che va dall'archeologia, alla storia, all'arte, a tutte le attività che portano a contatto con l'ambiente naturale. Ormai si parla sempre più di turismo subacqueo, di golf, di turismo equestre, di escursionismo, di osservazione degli uccelli, di vela, di agriturismo - attività che si possono praticare quasi tutto l'anno e sono quindi una fonte di reddito più costante.
Agricoltura e Allevamento
L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo. Le bonifiche e l'irrigazione hanno permesso di estendere comunque le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali riso, ortaggi, primizie e frutta, accanto a quelle tradizionali dell'olivo e della vite che prosperano nelle zone collinose.
La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena, della quale è una delle principali produttrici italiane. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodoro e agrumi.
Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi; basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.
L'altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo, principalmente razza anglo-arabo. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese in cui la cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.
Pesca
Resa insicura, in passato, dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghissime coste dell'isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo.
Tale attività ha una certa rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese, dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere e si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è anche la produzione di mitili, specialmente ad Olbia.
Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo.
Di antica tradizione e mai abbandonate, nonostante la rarefazione del tonno, sono ancora molto importanti le tonnare di Carloforte e di Portoscuso. Costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi, e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone, dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca.
L'industria
La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto di finanziamenti statali, concentrati soprattutto negli anni '60-'70, e denominati "piano di Rinascita". La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale nell'Isola si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti poli di sviluppo industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch) , Porto Torres e in un secondo momento ad Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull'isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem.
Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell' allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico.
L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche, sparse sull' intero territorio isolano.
L'artigianato
L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'isola.
La ceramica è diffusa in diverse zone,[9] ma i maestri più noti operano ad Assemini, Decimomannu, Dorgali, Oristano

